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Fattoria di Felsina

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 Fattoria di Felsina



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Fattoria di Fèlsina,
Via del Chianti 101
Castelnuovo Berardegna, Siena
Tel + 39 0577 355117
Fax + 39 0577 355651

Dal sito ufficiale:
Un nome di origine etrusca, Fèlsina. Qualcosa che si sente nell’aria. In relazione con la qualità della luce, con i profumi della terra e del vento, il mutare delle stagioni e il silenzio delle notti.
Dove la vista può spaziare liberamente, si rivela un paesaggio metafisico. Un’incredibile distesa di colline, nessuna dominante sull’altra, infinite rifrazioni di colori, dal giallo ocra all’indaco, onde luminose che, sull’ampio orizzonte, fanno emergere il maestoso profilo di un antico vulcano: il monte Amiata, caro agli Etruschi, l’enigmatico popolo che agli albori della civiltà italica ha introdotto la vite e l’olivo nella penisola.
Una terra circonfusa di luce dove, in un momento straordinario per la storia d’Italia, si è realizzato, anche solo per pochi attimi, il sogno di una città ideale: Siena. La Siena del ‘200 e del ‘300, dove, natura e arte hanno onorato la creatività di chi è vissuto in quei luoghi privilegiati.

L’agricoltore che oggi scorge tra i filari la lontana sagoma delle torri e dei palazzi medievali può intimamente condividere l’antico progetto della città di Siena, in una sintonia culturale significativa per la propria vita.
“Figlia della strada” -come è stata indicata da alcuni storici- e centro geografico della Toscana, Siena si è sviluppata in funzione della Via Francigena quando divenne il fulcro di un sistema sovra-nazionale di vie di pellegrinaggio alle tre grandi mete di quel tempo:
Roma, Gerusalemme e Compostela.
E come Siena, anche Fèlsina è figlia della strada. La presenza di un “
hospitalis in Felsine” (1165) una struttura di accoglienza ed ospitalità, con un esplicito riferimento ad una “strata de Rancia”, attesta che Fèlsina era ben inserita nella rete viaria di quel tempo.
Un luogo di sosta e di incontro, come lo è ancora oggi.
In prossimità di Siena la “Grancia” di Fèlsina (da cui “Rancia”), un insieme di edifici e terreni tenuti generalmente dai monaci Benedettini, raccordava la propria economia agricola a uno dei maggiori complessi ospedalieri dell’Europa medievale e senz’altro tra i più antichi e imitati: Santa Maria della Scala.
Gestito da personale laico, anche in tempi più recenti, l’ospedale non era solo un istituto di assistenza, ma un soggetto economico in grado di reperire risorse e, con proprie filiazioni anche fuori dalla regione, aveva un bilancio ragguardevole: accettava donazioni di denari e beni immobili, gestiva di conseguenza una proprietà immobiliare in città e in campagna, erogava l’assistenza e, al tempo stesso, tratteneva un’importante attività bancaria, con varie forme di limitazione delle iniquità. La devozione a Maria, alla quale l’istituzione era dedicata, implicava un’etica del denaro in accordo con le opere di cura, di servizio e di beneficenza dell’ospedale.
Erano anni di lotte e di passioni politiche, di grandi tensioni mistiche e religiose, di creazioni letterarie e artistiche, che hanno dato vita ad una cultura di portata universale.
Roma, Gerusalemme, Compostela. Lungo la Via Francigena e su tutta la rete viaria di quel tempo, fra cui la “Strata de Rància”, con gli uomini e le merci si veicolavano le idee contribuendo a far circolare i modelli elaborati dai principali centri di cultura dell’Europa Medievale.
“Chi percorreva la strada (pellegrino, mercante, uomo d’arme o religioso che fosse) intesseva necessariamente, cammin facendo, una rete di rapporti interpersonali mediante i quali si realizzava una sorta di osmosi tra la cultura del viandante e quella degli uomini delle località che questi andava attraversando(…)”
Un po’ quello che, con modalità e in contesti diversi, succede anche nel nostro tempo.
Le radici di Fèlsina vanno cercate in quell’epoca, quando una grande spiritualità inabitatva quelle terre che Ambrogio Lorenzetti ritraeva deliberatamente in uno spazio unico, comprensivo della città e della campagna.

Il passato di questi luoghi, con luci e ombre come è giusto che sia, è intriso di forti idealità. A queste cerchiamo di corrispondere con il nostro lavoro.